Alle prime ore di sabato 7 luglio sono stati rimpatriati verso i loro rispettivi paesi di origine i sei marittimi russi imbarcati a bordo della nave CARINA, di bandiera St. Vincent & Grenadines, giunta ad Augusta alla fine dello scorso mese di novembre 2011 per effettuare lavori di riparazione e manutenzione presso il Cantiere Navale di Augusta S.r.l.. La nave, dopo lunghe e travagliate vicissitudini legali che hanno coinvolto l’armatore Rhomed Shipping SA è stata sottoposta a sequestro conservativo da parte di ben due Tribunali: Augusta e Ravenna.
L’armatore ha infatti accumulato un debito complessivo insoluto di circa € 130.000, dei quali € 80.000,00 nei confronti del cantiere navale e poco più di € 50.000,00 nei confronti dell’equipaggio per salari non pagati. Grazie all’intervento del Welfare della Gente di Mare di Augusta, ed in particolare del
suo Presidente, Capitano di Lungo Corso Rosario LITRICO, all’organizzazione nazionale della Stella Maris di Genova ed Augusta, e del sindacato internazionale dei marittimi ( I.T.F.), con sede a Genova, tutti e sei i marittimi russi hanno fatto rientro in patria a bordo di un volo di bandiera e dopo aver espletato le pratiche burocratiche di polizia di frontiera.
Ricordiamo che il provvedimento di sbarco era stato da più parti sollecitato, non ultimo anche dalla locale Capitaneria di Porto di Augusta che, a causa delle ormai precarie condizioni di vita a bordo, ha chiesto ufficialmente ali due tribunali coinvolti di intervenire per autorizzare con urgenza lo sbarco a fini di rimpatrio dei sei marittimi. Si pone sempre più indispensabile intervenire a livello legislativo sul noto e sempre più grave problema delle navi abbandonate, affinché, utilizzando procedure procedure
speciali e quindi più snelle e veloci, si arrivi rapidamente alla vendita della nave abbandonata conseguendo il recupero delle somme necessarie per pagare marittimi e creditori.
Attualmente navi abbandonate, ma ancora in buono stato ed in grado di navigare tranquillamente, sono invece condannate ad un precoce deperimento che li riduce in pochi mesi a poveri relitti buoni soltanto per essere demoliti.
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