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Bonifiche, conversione “green” e lavoro, firmato il protocollo d’intesa per rilanciare la zona industriale di Siracusa

La firma di oggi, dunque, è un primo passo per la richiesta di crisi industriale complessa al Ministero dello Sviluppo economico per il Polo produttivo del Siracusano

In un anno condizionato di colori anche l’area industriale di Siracusa tenta una propria “rivoluzione cromatica”. La prima pietra per passare dal “rosso” della crisi al “verde” della riconversione è stata messa, ma la strada, nonostante i tanti sorrisi di oggi, sembra ancora essere in salita.

L’incontro di oggi in Camera di Commercio per la sottoscrizione dell’accordo per l’area di crisi complessa del polo industriale, infatti, è stata l’occasione per tastare il polso e gli umori tra tutte le parti chiamate in causa: Regione, Comuni (ben 11), aziende, sindacati e associazioni di categoria. Tutti riuniti attorno a un tavolo – o com’è stata definita oggi, una “cabina di regia” – per fare la propria parte. L’intenzione è quella di sottoporre al Ministero dello Sviluppo Economico una serie di progetti di riconversione e riqualificazione degli impianti. Le aree di crisi industriale complessa, infatti, riguardano territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. La complessità deriva dalla crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull’indotto o dalla grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio. E il polo industriale di Siracusa sembra purtroppo racchiudere perfettamente tutte queste cose.

Riteniamo che l’area industriale di Siracusa – ha affermato il governatore regionale Nello Musumeci, intervenuto da remoto a causa della positività dell’assessore regionale Toni Scilla – sia non soltanto da tutelare ma da rilanciare, perché ci consentirebbe di alimentare l’export siciliano. Oggi iniziamo un percorso fatto di varie tappe. Questo è il primo passo che avvia l’iter per il riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa che è la condizione necessaria per poter attingere a tutte le possibili misure di sostegno economico e finanziario in aiuto alle aziende insediate. Come Governo regionale siamo pronti a intervenire insieme al Ministero per permettere alle imprese che si trovano in quest’area di operare una completa riconversione“.

A rappresentare il Governo regionale c’era l’assessore alle Attività Produttive Mimmo Turano, secondo cui l’amministrazione regionale nel percorso di definizione del protocollo d’intesa ha avviato una proficua collaborazione con la Prefettura di Siracusa, seguendo un percorso di ascolto, condivisione e coesione con i comuni, le imprese, le associazioni datoriali e sindacali. “In particolare – spiega l’assessore regionale – sono stati oggetto di studio i flussi dei lavoratori per delimitare l’area interessata dagli interventi che verranno proposti con la finalità principale di salvaguardare i livelli occupazionali. Possiamo dire che questa volta la Regione si è mossa per tempo con l’ obiettivo di tutelare una realtà importantissima per l’economia siciliana e nazionale, che fornisce lavoro a quasi ottomila persone fra diretto, indotto e servizi“. L’intenzione del componente della Giunta Musumeci è quello di andare avanti in modo spedito, nel tentativo di inoltrare tutta la documentazione al ministero entro l’estate. “Ma non lasciatemi solo – ha concluso rivolgendosi a tutti gli attori del protocollo – perché la mia è una grande responsabilità ma ho bisogno di tutti voi“.

La firma di oggi, dunque, è un primo passo per la richiesta di crisi industriale complessa al Ministero dello Sviluppo economico per il Polo produttivo del Siracusano, che comprende le attività che si trovano nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta, Melilli e Siracusa ma che hanno ricadute economiche e occupazionali anche in molti altri comuni della provincia (Cassaro, Ferla, Sortino, Avola, Floridia, Solarino e Canicattini Bagni). Un distretto che produce un fatturato complessivo di 12,2 miliardi, il 15% del valore aggiunto dell’industria della trasformazione della Sicilia e il 53% della provincia di Siracusa. E impiega circa 7.500 lavoratori fra indotto e diretti di cui 3.250 nelle grandi imprese del polo chimico, petrolifero ed energetico, composto in gran parte dalle sette multinazionali presenti nell’area (Lukoil. Sonatrach, Sasol, Versalis, Erg Power, Air Liquide).

Un documento visto con una “cauta soddisfazione” dalle organizzazioni sindacali che a più riprese hanno puntato non solo sulla conservazione dei livelli occupazionali ma anche sullo sviluppo e creazione di nuova forza lavoro, con la consapevolezza inoltre, che l’istituzione di un’area di crisi industriale complessa, almeno per quanto riguarda la Sicilia (vedi i casi Gela e Termini Imerese) non ha poi portato i frutti sperati. “È un punto di partenza – ha detto il segretario della Cgil Roberto Alosi – che va riempito di contenuti. Saremo molto attenti a seguire i processi successivi perché il protocollo va riempito con impegni concreti, investimenti concreti, occupazione e temi sociali da affrontare e da risolvere. Per questo è fondamentale dare un’accelerazione a un patto di legalità territoriale che provi a disciplinare anche le politiche degli appalti e provi a coinvolgere tutti gli attori istituzionali che stanno firmando oggi il documento“.

Decisamente più ottimista, invece, il presidente di Confindustria Diego Bivona, secondo cui “è finito il tempo delle chiacchiere ed è arrivato quello dei fatti concreti. C’è una grande aspettativa- ha detto – perché è la prima volta che tutte le aziende hanno preso un impegno corale di fare attività di conversione nella direzione della transizione ecologica“.

Insomma, un protocollo d’intesa che ha il sapore di una pax (dopo i litigi per il Piano regionale di qualità dell’aria) tra Regione Siciliana e aziende del polo industriale di Siracusa, ma che al contempo viene visto con moderata soddisfazione dai sindacati.


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